MTV Spit - MARRACASH

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E’ ancora lui a presentare MTV Spit. E quale miglior maestro di cerimonie si può avere se non il King Del Rap italiano?



Le cose cambiano, anche in questo Paese. Molto, molto, molto lentamente ma cambiano. La stessa lentezza di qualcuno che affonda nelle Sabbie Mobili: in questo Paese ci hanno insegnato che il peggioramento è lento, inesorabile, irreversibile e in più, se ti agiti, non ottieni nessun effetto positivo. Vale per tutto e per tutti, ma qualche anno fa è stata piazzata una strana miccia che, accesa sul web, piano piano è riuscita ad arrivare al Semtex, facendo esplodere questo genere musicale tra i ragazzi più giovani che non avevano ancora avuto il tempo di lasciarsi ipnotizzare né dalla tv né dalla radio italiana e sono passati dai giocattoli direttamente ad internet. Nel 2012 è il rap ad essere il genere musicale prescelto da loro, dalla generazione dei piccoli adulti smarriti, gadgettizzati e spavaldi. Per definizione hanno la necessità di cambiare le cose nonostante gli si dica il contrario, per scelta non seguono quello che gli viene “proposto/imposto” dai media tradizionali, ma “scelgono” la loro musica a richiesta. On demand. Provano a dire Noi No. Provano a dire Prova A Prendermi.

Il nostro Paese manca da sempre di diversità culturale, diffida dei nuovi arrivati, avversa le innovazioni e sceglie una rassicurante tradizione anche quando è obsoleta, sorpassata, inutile. Il rap si è affermato recentemente in questo Paese, a sua insaputa, quasi inconsapevolmente e dopo troppi anni di prove tecniche di trasmissione e di comunicazione contraddittoria (in mezzo alle posse e al rap/pop da classifica, c’era solo altra confusione primordiale) inizia ad avere una sua propria identità, anche se per ultimo in Europa. Nel frattempo le radio non aiutano, mentre le tv remano addirittura contro cercando disperatamente ancora buffi stereotipi anacronistici di Rapper/Criminali caricaturali. Sul web tutto è più libero, più facile e il rap prospera. Ma non sono sempre aggettivi positivi e non è tutto oro quello che luccica: schiere di ragazzini imberbi propongono un rap happy meal giocando a ricalcare le figure di spicco della scena nazionale, tentando di sgomitare e urlare per dire In Faccia ad una generazione sorpassata di lasciare spazio al nuovo. Almeno nella musica. Perlomeno nella musica.

Marracash fa parte a pieno titolo delle figure di spicco di questa nuova forte scena musicale con piglio ancora indipendente che si è buttata da subito nelle braccia delle major.

Marracash, classe 1979, Milano, Barona, periferia italiana, auto-acculturato nel “benessere” degli anni ’80, oggi al culmine della vena artistica nel culmine della crisi economica.

Marracash rappresenta al meglio una generazione che ha come ideale il non averne, che non crede più in niente, che si tatua Trust No One sul dorso delle mani finendo a non fidarsi più nemmeno di se stessa, che si abbandona alle tentazioni e non Dice mai Di No anche quando sa che è la scelta sbagliata. Non crede ci sia Ne’ Cura Ne’ Luogo per l’anima, per l’amore, per le cose belle, né oggi né domani. Una generazione che vive stipando le proprie giornate di vizi, visto che le virtù non esistono e non vengono premiate e tutto, proprio tutto, è già stato inventato, prodotto e venduto, anche la fantasia. Non ci resta che andare In Down, più che piangere, perché non ne vale nemmeno la pena. Le occasioni per crescere e credere in qualcosa sono talmente rarefatte che manca l’aria e allora si va tutti a fare Giusto Un Giro in un posto dove non vorremmo neanche essere, ma siamo lì perché ci sono anche gli altri.

E’ il rap l’unico mezzo in grado di descrivere questo arcobaleno di stati d’animo in scala di grigio che però ti fa venir voglia di uscire di casa e ti fa anche ballare.

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